Gruppo Teatrale 'gli OTTIMISTI'


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Quella bella ragazza

QUELLA BELLA RAGAZZA



- Accidenti! che bel pezzo di figliola!
Quella constatazione caduta lì, nel mezzo dei suoi pensieri, l'aveva turbata.
Effettivamente la ragazza che in quel momento le stava attraversando la visuale era veramente un magnifico esemplare. Alta, slanciata, flessuosa, soda come il pugno di Primo Carnera - era possibile renderse conto anche soltanto guardandola, - culetto corposo e alto, in proporzione con il resto del corpo, seni sviluppati quanto basta offesi ed esaltati dalla esiguità della stoffa elastica della
T-shirt. E quel faccino? Aaah... Quel visino era decisamente unico! Certamente quella vaporosa chioma bionda contribuiva notevolmente a valorizzarlo: ma quel visino era veramente incantevole di suo. Con quel cocktail di caratteristiche: lineamenti regolari e delicati, e decisa e sicura espressione dello sguardo; occhi azzurri e dolcissimi, e tuttavia alteri ed intransigenti.
Era veramente un gran bel pezzo di figliola!
E allora perché questa constatazione l'aveva turbata?
Lei aveva sempre creduto di essere una ragazza moderna: non spregiudicata, ma disinibita, sganciata da convenzioni e priva di pregiudizi.
Specialmente nei confronti del sesso, aveva sempre creduto di avere abbondantemente approfondito l'argomento e di esserne quindi pienamente padrona e sufficientemente distaccata. Fin da piccola aveva potuto rendersi conto che il sesso è un campo arduo da praticare. Il sesso ha mille risvolti e mille sfaccettature. Quello che la maggior parte delle persone non sa, è proprio questo: che il sesso è un argomento serio e difficile. Serio, perché nessuno nella vita può farne a meno e perché, a seconda di come lo si vive, può dare tanta gioia o tanta infelicità.
Difficile, perché non esiste "il sesso": un unico sesso uguale per tutti. Come succede per i guanti, per le scarpe, per i cappelli o per i vestiti, ognuno deve avere il "suo" sesso su misura.
Il Pianeta Terra, da quel che dicono i paleoantropologi, ha circa quattro miliardi e mezzo di anni di età. L'Uomo moderno, invece, esiste da appena centomila anni. Ed in questi centomila anni ne ha combinate di cotte e di crude. Ha inventato tante cose belle e utili. Ma ha anche commesso tante grossissime imbecillità. Ed uno degli sbagli più avvilenti è stato proprio quello di concepire il sesso in un unico modo. Fino ad appena qualche anno fa, nella mentalità ricorrente della gente, il sesso doveva necessariamente dipendere da due "sì" pronunciati davanti ad un faccendiere, il più delle volte sconosciuto, che, con la sua benedizione, dava ad un uomo e ad una donna l'autorizzazione ad amarsi. Il sesso, insomma, era stato miseramente ghettizzato sotto un lenzuolo matrimoniale.
Ma Karina non era caduta nella rete di una morale usurata ed asfittica. Lei si era voluta porre delle domande e si era voluta creare delle convinzioni proprie, del tutto soggettive e personali. Le era sempre piaciuto discuterne, fin da fanciulletta, con le sue amichette e con qualche suo amichetto di fiducia. Poi, da liceale, aveva anche frequentato un vero e proprio movimento femminista e lì aveva avuto modo di informarsi sui pregi (pochi) e sui difetti (moltissimi) degli standard di partner sessuali maschili. All'università, infine, aveva potuto finalmente approfondire veramente lo studio sul sesso. E così si immerse in letture quali il Kamasutra, Emmanuelle, Justine, L'Antivergine, Il Marchese di Sade ecc. E così conobbe termini come eterosessualità, transessualità, lesbismo, compreso, naturalmente, il più ricorrente omosessualità. Ma la maggiore soddisfazione e la ricompensa più gratificante che avesse mai potuto derivarle da tanta applicazione e da tanto studio fu la entusiasmante consapevolezza, alla fine, di sapere esattamente per quale tipo di sesso lei fosse tendenzialmente portata.
Sarebbe stato ipocrita non ammettere che all'inizio non fosse stata incuriosita da certi modi "
diversi" di fare l'amore. Quelle che generalmente sono chiamate perversioni. Inutile nasconderlo: c'era stato un periodo in cui era rimasta letteralmente affascinata dalle storie vissute da Emmanuelle e dall'eroina d'Histoire d'O. Ma soltanto per poco. Passata l'attrazione della prima ingenua curiosità e dopo un secondo periodo di completo smarrimento, riuscì finalmente a vedere molto chiaro dentro se stessa: ella era semplicemente portata all'amore a due. Niente ammucchiate, dunque, o scambi di coppia o triangoli più o meno assortiti. L'amore a due. Non solo! ma quello tra un uomo ed una donna. Del gruppo delle sue amiche soltanto lei ed un'altra avevano fatto questo tipo di scelta. Alcune, dopo varie esperienze fallite miseramente, avevano preferito scegliere la solitudine convinte che il vivere da "single", malgrado alcuni svantaggi, fosse la soluzione meno impegnativa e l'unica che potesse salvaguardarle da ulteriori delusioni. Le altre, quasi tutte, si erano indirizzate nella scelta del sesso a due, ma non in coppia con un uomo. O, per meglio dire: non in coppia con uomini veri. Una di loro aveva preferito unirsi con una sua collega d'ufficio che a vederla sembrava una gazzella costantemente impaurita. Le altre, chissà perché, avevano preferito convivere con ragazzi che di maschile forse avevano soltanto il nome di battesimo. Per quanto si fosse sforzata di capire quest'ultima scelta, non riuscì mai a spiegarsi il motivo per cui delle belle ragazze, come lo erano per la gran parte queste sue amiche, trovassero interessante e soddisfacente l'accompagnarsi con dei gay da cui, sapevano fin dall'inizio, non avrebbero mai potuto aspettarsi delle partecipazioni attive in campo sessuale. Lei, invece, aveva deciso di completarsi con la vera mascolinità.
La sua scelta - studiata, meditata, sofferta, - l'aveva senza più alcun dubbio convinta che il tipo di sesso adatto a lei era quello da vivere con un uomo: da vivere con un solo uomo e sotto un lenzuolo matrimoniale.
Aveva perfino avuto la bizzarra costanza di volersi concedere al sesso soltanto dopo l'autorevole benedizione di un sacerdote. Ma non era stato un sacrificio, per lei, dedicarsi soltanto a suo marito. D'altra parte anche Paolo - il suo uomo - era arrivato al matrimonio con lei, come lei, per scelta studiata, meditata, sofferta. Entrambi, quindi, avevano compiuto il grande passo con fredda, sicura determinazione. Da persone mature e consapevoli. Era questo il loro punto forte. Normalmente gli innamoramenti repentini o le cosidette sbandate amorose, sono destinate ad esaurirsi nel giro di pochissimi mesi. Ma una scelta fredda e ponderata, risultante di una profonda maturazione, non può offrire punti deboli e tanto meno può essere condizionata o modificata da imprevisti dovendo, all'origine, essere stato previsto tutto. Ma a quanto pare lei, Karina, non aveva ben previsto tutto.
Quella improvvisa considerazione le rimbombava nel cervello:
"
Accidenti! che bel pezzo di figliola!".
E le era piombata addosso con tanta semplicità e naturalezza...!? Ed ora? Come doveva comportarsi con suo marito? Avrebbe potuto continuare a guardarlo serenamente negli occhi come se nulla fosse successo?!
E tutte le loro reciproche promesse di fedeltà?
Forse era meglio fare finta di niente e non dare alcun peso all'accaduto.
E se quella repentina constatazione fosse il primo sintomo premonitore di un diverso modo di concepire il sesso? No! Non poteva fare finta di niente!
Quell'episodio avrebbe potuto modificare notevolmente il suo rapporto con Paolo.
A quel punto si rese inevitabilmente conto che era assolutamente necessario arrivare ad un completo chiarimento con suo marito. Nel concedersi, fin dall'inizio della loro storia d'amore, la massima reciproca fiducia, si erano anche giurati la massima reciproca sincerità. Ed ora, era proprio il momento della sincerità!
Paolo le sedeva a fianco e fissava ancora "quella bella ragazza".
Tutti, intorno, fissavano quella bella ragazza. La cosa non la stupiva, perché quella fanciulla rappresentava uno spettacolo che difficilmente può capitare di vedere su questo pianeta. Tuttavia le dava fastidio che anche il suo Paolo si perdesse nella contemplazione. Ma sapeva bene che non le conveniva prendere la cosa troppo di petto. Ed allora, sommessamente, gli chiese:
-
La trovi bella?
-
E' veramente un gran bel pezzo di figliola!
- Questo lo hai già detto, maledizione! - sbottò risentita.


Karina era veramente infuriata. Qualcosa che aveva tanto il sapore dell'umiliazione, le bruciava dentro. Ma perché quell'atteggiamento così palesemente offensivo di suo marito? Che si fosse già stancato di lei? Appena la sera prima avevano fatto l'amore e Paolo come sempre era stato estremamente tenero, dolce, arrendevole, possessivo e passionale. Se sei indifferente ad un uomo, non puoi stimolargli simili reazioni; si ripeteva tra sé e sé. Ne era sicura: tra lei e suo marito c'era tuttora il solito affetto, il solito interesse, il solito amore di sempre. E allora? perché Paolo aveva dimostrato così sfacciatamente il suo interesse per quella bella ragazza? e proprio in sua presenza? Sicuramente doveva essersi stancato di lei!
-
Paolo, tu mi vuoi sempre bene?
- Ma certo, cara! Ma perché mi fai questa domanda?
Già! Perché gli aveva fatto quella stupida domanda?
Si dice che certi animali riescano a "sentire" i terremoti qualche tempo prima che essi si verifichino. Non si sa ancora bene con quali meccanismi o attraverso quali organi, ma è provato che molti animali hanno questa capacità. Così come è risaputo che le donne abbiano una particolare sensibilità nell'intuire, attraverso vari segni e sintomi apparentemente insignificanti, quando il loro uomo è in procinto di cambiare "rotta".
Ma i suoi
sensori particolari non erano riusciti a captare nulla di negativo; Karina era sicura che Paolo fosse innamorato pazzo di lei come lo era il primo giorno.
Eppoi, se veramente suo marito si fosse stancato, era certa che glielo avrebbe confessato. C'era sempre stata tanta onestà e trasparenza nei loro rapporti. Paolo era sempre stato molto sincero, fin dai primi tempi del loro matrimonio. Quando, spesso, era costretto a trattenersi fino a tarda notte in ufficio per concludere dei lavori importanti ed urgenti, glielo aveva sempre detto candidamente e chiaramente che con lui si sarebbe intrattenuta anche la sua segretaria personale. E quella volta che era dovuto partire per un affare molto importante e che per un improvviso contrattempo si era dovuto trattenere per ben tre giorni in quella città, lontano da casa, anche quella volta, davanti alla sua meraviglia nel sentirsi rispondere, al telefono, da una voce femminile, le rivelò con ammirevole genuinità che la persona con la quale stava trattando l'affare era la formosa ragazza-manager che lei aveva avuto modo di conoscere proprio nell'ufficio di suo marito quella volta che - occasionalmente - era andata a trovarlo per fargli una sorpresa esattamente il giorno del loro primo anniversario di matrimonio.
Ed anche quella volta che Martino, il gestore del garage dove Paolo periodicamente porta a lavare la sua automobile, le aveva recapitato quel paio di culottine in pizzo nero trasparente con accoppiato il relativo reggiseno pensando che fosse stata lei a lasciarle nell'auto di suo marito, anche quella volta Paolo riuscì a spiegarle con grande spontaneità e naturalezza che quei "
caleçon" probabilmente dovevano essere casualmente usciti fuori dalla "ventiquattrore" della segretaria del presidente della EGUS, società con la quale era in rapporti d'affari, quando la stessa segretaria aveva tirato fuori importanti documenti relativi alla trattativa in corso.
Il comportamento di Paolo, non c'è che dire, era sempre stato lineare e trasparente.
Non solo! Ma non le aveva mai fatto mancare minimamente il suo affetto. La riempiva continuamente di attenzioni, di pensierini vari e di regalini. Semplici cose, d'accordo; ma che le davano una gioia infinita perché erano continue conferme dell'amore che nutriva per lei. Ricordava ancora con particolare emozione il giorno in cui il suo Paolo, al cimitero, nel corso del funerale di un loro comune amico, le offrì con tanto slancio e generosità, un fiore appena colto dalla lapide di uno sconosciuto.
Quel fiore, ormai rinsecchito, Karina l'aveva amorosamente conservato. Non tra le pagine di un libro, come solitamente fanno gli innamorati. Ma aveva avuto cura di conservarlo per intero: integro nel suo stelo, nelle sue foglie, nella forma tonda della sua corolla, con ciascun petalo al proprio posto. Si era insecchito, questo è vero; ma lei era riuscita ugualmente a conservarlo per intero. Lo avrebbe inserito, al momento opportuno, quale suo ultimo amorevole saluto, in quello stesso cimitero in cui era stato colto, sulla lapide del suo tanto amato Paolo.




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